Cucina della tradizione locale, Specialità Fieno e Ceciliani

Varie

BASE2_LOGO1

Piatti a base di Cannabis – Menù Canapina

 Guarda il filmato

 

Un Menù stupefacente!!!

ingredieni_canapa

 

Con la canapa si faceva tutto, tessuti, farina e prodotti alimentari.

Il proibizionismo mondiale dalla Seconda Guerra Mondiale in poi ha fatto sì che questa pianta venisse progressivamente messa da parte. Di certo prima di allora a Canepina (VT), la canapa, da cui il paese prende il nome, è stata sempre coltivata e trasformata. L’antico nome Canapina, citato per la prima volta in un documento dell’XI secolo, ha origine proprio dalla coltivazione di questa pianta.

usi_canapa

La “cannabis sativa” che veniva coltivata a Canepina, appartiene alla stessa famiglia di piante della “cannabis indaca” che però ha un alto contenuto di sostanze stupefacenti.

telaio

stoffa_canapa

 

 

I fratelli Arletti con la loro passione e l’amore per il territorio hanno pensato di riproporre, nell’AgriRistoro “Il Calice & la Stella”, l’uso alimentare della Canapa Sativa. Rilanciare sulla tavola un ingrediente antico ma dimenticato, anche alla luce della normativa del 2009 del Ministero della Salute Italiano che ha riconosciuto le proprietà nutrizionali della canapa per la salute umana. La canapa infatti risulta ricca di carboidrati, vitamine, fibra grezza e sali minerali, ma anche di proteine di alta qualità, fibre solubili e insolubili e acidi grassi essenziali, e in cucina si può incontrare come farina, in foglie, semi o olio, e presenta in assaggio un gradevole sapore dolciastro.

13 birra_canapinafieno_cannabis

 

 

 

 

 

 

 

 

Da lungo tempo le proprietà curative e le mille possibilità di utilizzo della canapa sono conosciute, anche se quelle specificamente collegate al mondo della cucina  non sono così diffuse. Molto si sa infatti di come ad esempio dal Medioevo in poi la fibra di questa pianta venisse usata per ricavarne tessuti per l’abbigliamento e per l’impiego navale, come vele e cime, mentre molto meno diffuse sono le ricette.

Ispirandosi all’antica tradizione, a partire dal 2015 la carta del menu sarà arricchita quindi di nuove pietanze. Tra i Primi piatti di pasta fatta a mano sarà sicuramente presente il fieno a base di cannabis. Inoltre,  fettuccine, tagliatelle e gnocchi a base di farina di canapa sativa. Non mancheranno sicuramente i secondi piatti ed infine, pane, focacce, confetture, dolci, birra e tanti altri prodotti oggi in fase di rielaborazione.

Vi aspettiamo dunque nel 2015 con il Menù Canapina!!!

NOCCIOLIO_CARCERE_biaco

Nocciolio – Olio di Nocciole dei Monti Cimini

Arriva in cucina “Nocciolio” l’olio estratto dalle Nocciole dei Monti Cimini.

Non è stata una scelta a caso quella di aggiungere alla valorizzazione dei sapori d’autunno alcuni Piatti conditi con l’olio di nocciole. L’olio di nocciole è capace di esaltare al massimo il prodotto locale Nocciola “Tonda Gentile Romana” coltivata in prevalenza nel territorio dei Monti Cimini.

Hazelnuts

A detta degli esperti, l’olio di nocciola e il migliore al mondo, grazie alle sue qualità organolettiche di persistenza ed eleganza.

Nella Tuscia, sempre più riconosciuta per i suoi prodotti tipici, gli abitanti dei Monti Cimini, già in passato producevano dell’olio pressando le nocciole. L’uso che se ne faceva era tuttavia limitato al condimento di alcuni piatti delle festività natalizie.

La riscoperta dell’olio di nocciola da parte dell’AgriRistoro “Il calice & la stella” di Canapina ha l’obiettivo di rivalutare quei piatti che sono conservati nelle tradizioni ma che, per lungo tempo, sono stati dimenticati a causa dei costi eccessivi di realizzazione dell’olio di nocciola.

L’idea dei Fratelli Arletti e della Soc. Agricola Selva Cimina, nasce dall’amore per la natura ed i suoi prodotti, dall’amore per i Monti Cimini soprattutto, dalle sue tradizioni che sanno di passione e di tenacia.

L’insieme di tutto ciò è lo spirito che sta alla base dei Piatti, dove a farla da padrona c’è l’innovazione legata ad un profondo rispetto delle tradizioni locali. Ed è proprio da un frutto che nella sua piccolezza sa essere straodinario, la nocciola, che è nato un olio con proprietà uniche. Un olio al 100% naturale.

Con nocciole di produzione propria, l’estrazione dell’olio avviene attraverso una tecnologia di spremitura meccanica a freddo, utilizzando soltanto la Tonda Gentile Romana, selezionata con cura. Nulla più.

Una porzione di nocciole viene tostata prima della pressatura per conferire al prodotto finale una grande ricchezza in profumo e aroma. La restante parte viene pressata cruda per preservare i polifenoli presenti nel perisperma della nocciola, aumentando la stabilità del prodotto ed i valori nutrizionali, con alto apporto di vitamine e proteine.

Per tutte le persone innovative, l’AgriRistoro “Il calice & la stella” offre l’opportunita’ di assaporare una nuova dimensione del gusto.

L’Olio di Nocciola, di colore giallo ambrato è proposto a crudo ed è perfetto per tutti i primi piatti, su arrosti preferibilmente non conditi, per dare un tocco di originalità a carni crude e carpacci ed infine si abbina molto bene su insalate delicate, ricotta e formaggi freschi.

festeggia con noi il tuo evento!!!

Festeggia con noi il tuo Evento!!!

Menu personalizzati a partire da 21 euro!!!

  • Battesimi – Comunioni – Cresime

  • Feste di Laurea

  • Addio al Celibato/Nubilato

  • Feste in maschera

  • Pranzi e Cene di Lavoro

  • Compleanno di 18 Anni

  • Anniversari

vert1

La nostra esperienza è fondamentale perché unisce competenza e inventiva.

La nostra organizzazione si presta a ogni tipo di celebrazione, come dimostrano le foto gallery.

 

Il Calice e la Stella penserà ad ogni aspetto e particolare che possa rendere la tua festa assolutamente unica e speciale sin dal tuo arrivo e fino al saluto finale dopo la torta ed i regali.

Ogni evento è unico  e si può festeggiare:

Presso il RISTORANTE   

Con Servizio di CANTERING e BANQUETING

 

FESTA 18 ANNI:

Organizzare il diciottesimo compleanno

Festeggia con Noi i tuoi 18 anni!!!

Festeggia con Noi i tuoi 18 anni!!!

 AL RISTORANTE

 IN DISCOTECA

 IN LOCATION PRIVATE – LOFT

 SALE PRIVATE

 IN STILE HAPPY HOUR

 

Organizza con “Il Calice e la Stella” l’evento dei tuoi 18 anni per renderlo un ricordo indelebile e magico per tutto il resto della vita !!!

Un evento indimenticabile da trascorrere con le persone vicine. Gli amici, i compagni di scuola, i parenti, le persone che stimiamo e che ci vogliono bene.

Un evento unico da festeggiare presso il nostro ristorante oppure in luoghi privati come sale e locali, in discoteca, in piscina o in qualunque altra location da te desiderata. Penseremo noi alla ricerca della location ideale, alla fornitura di servizi di intrattenimento come il dj o animatore, il video, il trasporto in Bus, Limousine ecc.. ecc..

 

CHIEDI UN PREVENTIVO GRATUITO

Felice (+39 328 9024761) Giuliano ( +39 329 4394981 ) Maria ( +39 329 3916526)

per Email a info@selvacimina.it inserendo :

 

- Nome Cognome

- Data nella quale vorresti Festeggiare il tuo evento

- Tipologia di Festa (Happy hour + Serata, solo Serata ecc)

- Numero di partecipanti

- Recapito per contattarvi

 

Servizi Aggiuntivi per la tua Festa

PASTICCERIA : TORTA PERSONALIZZATA

NOLEGGIO : AUTOBUS/LIMOUSINE

DISCOTECA : INGRESSO PREFERENZIALE/SCONTATO

FOTO : PROFESSIONISTA DEDICATO

DJ/KARAOKE : PROFESSIONISTA DEDICATO

 

 

 

 

Ristorante consigliato da Slow Food

Slow Food e Il Calice e la Stella

Uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene …

se non ha mangiato bene.

Per gli amanti del mangiar bene ci sono diverse guide gastronomiche e tutte offrono importanti spunti per tutto ciò che riguarda il buon cibo, con ricette, foto illustrative, informazioni utili, prodotti alimentari e locali in cui poter gustare i piatti migliori.

A differenza di altre guide, Slow food promuove l’interesse legato al cibo come portatore di piacere, cultura, tradizioni, identità, e uno stile di vita, oltre che alimentare, rispettoso dei territori e delle tradizioni locali.

Il motto di Slow Food è buono, pulito e giusto, tre aggettivi che definiscono in modo elementare le caratteristiche che deve avere il cibo.

Slow food  ha premiato il Calice e la Stella di Canapina (VT) da sempre impegnato nella valorizzazione del proprio territorio. Tradizione e Passione per l’enogastronomia locale dei Monti Cimini e della Tuscia Viterbese – :

Le squisitezze

Le squisitezze del Territorio

Da Slow Food …

“un modo diverso di concepire la ristorazione, ben poco stereotipata, legata all’agricoltura ed alla tradizione contadina ed ambientata nel centro storico del Borgo Medioevale di Canapina (VT). Gli arredi utilizzati hanno connotazioni familiari e creano una atmosfera calda e d’amore evocando immagini di tempi passati. Nuova è anche la proposta di un menù fisso ed alla carta legato alla stagionalità dei prodotti. Aperti a pranzo e a Cena solo nei giorni di Venerdì – Sabato –Domenica. La pasta come il “fieno” ed i “ceciliani” canepinesi vengono preparati rigorosamente a mano, i prodotti utilizzati sono quelli freschi della Aziende Agricole della Tuscia Viterbese. Per i Vini, sono state individuate poche cantine di piccole dimensioni e con produzioni limitate sempre del territorio della Tuscia, in grado di offrire un buon rapporto qualità/prezzo.

Mi auguro che anche voi possiate essere contagiati dalla stessa passione, curiosità e pazienza che animano questa scelta di lavoro e di vita dei Fratelli Arletti.”

piatto di zuppa ceci e castagne

La ricetta – Zuppa di Ceci e Castagne

Zuppa di Ceci e Castagne  - La ricetta

Questa zuppa  veniva preparata sia nella zona dei Monti Cimini, sia nelle campagne circostanti Viterbo. Infatti, quando nell’autunno si raccoglievano le castagne nei castagneti dei Monti Cimini, una parte di queste venivano messe in cantina ad asciugare e conservare per essere poi consumate durante l’inverno. La presenza delle castagne insieme con i ceci, non era perciò dovuta ad una elaborata combinazione di sapori.

 

PREPARAZIONE

Mettere a bagno i ceci la sera prima in acqua e sale, sbollentare le castagne secche per poterle sbucciare agevolmente, e spaccare a metà quelle più grandi. In una pentola, possibilmente di coccio, lasciare cuocere parzialmente i ceci, insieme con un mazzetto di rosmarino, che verrà gettato via successivamente. A parte in un tegamino fare un soffritto con abbondante olio extravergine di oliva, aglio, peperoncino, qualche foglia di rosmarino e del sedano a pezzetti; quindi unirvi i pomodoretti tagliati a pezzi, o la passata di pomodoro, lasciando insaporire per alcuni minuti. Aggiugervi a questo punto le castagne secche e, poco dopo, versare il tutto nella pentola di cottura dei ceci, avendo cura di aggiungere qualche cucchiaiata di castagne e ceci schiacciati, o passati al passatutto, per rendere il brodo più denso e saporito. A cottura ultimata versare la zuppa sul pane, che avremo predisposto nei piatti singoli. Prima di iniziare a mangiare, lascire riposare per alcuni minuti, a piatto coperto, affinchè il pane risulti bagnato al punto giusto e, se piace, irrorare la zuppa con olio extravergine di oliva.

Ceci + Castagne

INGREDIENTI

300g di castagne secche dei Monti Cimini

300g di ceci secchi

Olio extravergine di oliva Tuscia DOP

300g di pomodori o passata di pomodoro

Peperoncino

Sedano

Rosmarino

Pane casereccio

Aglio

 

Cordialmente

Fratelli Arletti

Il calice di Canepina_1

La simbologia – Il Calice di Canepina

Calice di Canepina

Tratto da  - http://www.culturalazio.it/musei/colledelduomo/argomento1.php?id=43&vms=5&page=2

Gli esempi Quattrocenteschi di calici che ci offre Roma e il Lazio in generale, ci ripropongono una tipologia a cui tutti o quasi sembrano uniformarsi e prendere a modello: si tratta del prototipo realizzato dal senese Guccio di Rannaia per conto di Niccolò IV per la Basilica di San Francesco ad Assisi. All’interno di questa tipologia ricade anche il calice di Canepina.
Il calice mostra una tipica forma conica molto svasata e conformemente ai canoni liturgici la coppa è in argento dorato in quanto doveva contenere il sangue di Cristo.
Nella parte centrale del fusto sono ancora presenti, nonostante la datazione al XV secolo, i chiodi trecenteschi terminanti con placchette decorate a smalto.
Nella sottocoppa troviamo teste di cherubini alati (una delle quali è capovolta) sbalzate secondo un gusto che non è quello tipico del XV secolo e che potrebbe far pensare a un rifacimento successivo.
Il piede, in genere esagonale, è ricoperto da una fitta decorazione a sbalzo e cesello a motivi vegetali che incorniciano piccole formelle dove si trovano ancora piccole figure di santi e lo stemma del committente a forma di scudo, suddiviso in due pari orizzontalmente, con quattro croci nella fascia superiore, e tre in quella inferiore. Il punto di connessione tra il piede e il nodo è molto impreciso: il nodo si innesta di traverso sul piede comprendo in parte alcune delle placchette tra le quali quella con lo stemma del probabile committente. (vedi voce 17)
Sulla base mistilinea sono presenti sei medaglioni entro i quali sono raffigurati Santa Felicita, Cristo Crocifisso, San Giovanni, Santa Barbara, la Vergine e un’altra santa con la palma del martirio e un libro. Le figure ben condotte ad incisione dovevano contenere smalti di cui oggi non resta il benché minimo frammento. Nel nodo con fondo decorato a motivi vegetali entro sei medaglioni esagonali e fortemente rilevanti sono le figure di Cristo in Pietà, un santo vescovo, San Sebastiano, San Paolo, San’ Antonio e San Pietro.

Nella storia dell’oreficeria sacra, questo calice rappresenta l’esempio per tutti gli orafi fino agli inizi del Cinquecento.
Nel calice di Canepina vanno evidenziati alcuni aspetti nuovi, come la struttura e l’impiego di smalti traslucidi che Siena aveva importato dalla miniatura francese. L’arcaica pianta ottagonale polilobata, tipica ancora dell’Italia del nord, viene abbandonata.
La diffusione di questo nuovo modello si deve alla precoce attività degli orafi senesi fuori dalla patria, anche in paesi lontani. Nel Lazio gli esempi più numerosi si trovano nel territorio viterbese, geograficamente vicino all’area culturale senese.

Purtroppo lo stemma del committente non è stato identificato: si possono fare solo delle supposizioni che lo potrebbero vedere o legato ad un nome di una famiglia importante di Canepina, o a una confraternita presente presso la chiesa dell’Annunziata.
Le fonti ignorano l’erezione della chiesa di Santa Maria Assunta. Ciprini ipotizza che l’erezione della chiesa sia avvenuta intorno all’VIII secolo e da allora i sacerdoti di Canepina ebbero assegnati i beni della Collegiata. Tuttavia dobbiamo sottolineare l’assenza di documenti certi che possano garantire la costruzione della Collegiata nell’VIII secolo e dunque non si può sposare con certezza l’opinione di Ciprini.
Il primo documento certo relativo alla Collegiata è un testamento del 1348, che viene fatto dal canepinese Tuccio Transanelli il quale lasciò alla chiesa di S. Maria di Canepina, nella quale desiderava essere sepolto, anche dei soldi per il restauro della chiesa. Tra gli altri documenti di particolare interesse va menzionato un documento che riporta una visita effettuata nel 1571, dove vi è scritto “visitavit ecclesiam Sanctae Mariae, matricem et parrochialem”.
Altro documento interessante risale al 3 giugno del 1859, quando Canepina dalla diocesi di Orte e Civita Castellana venne aggregata a quella di Viterbo, che la prese effettivamente in consegna il 3 dicembre 1872, quando il vescovo Serafini, nella sua visita pastorale alla diocesi di Viterbo, vi si recò ottenendo dal capitolo di Sant’Angelo di Viterbo, per la sua chiesa collegiata parte della reliquia di Santa Corona.

BIBLIOGRAFIA

- Luisa Scalabroni, “Il Quattrocento a Viterbo”. Museo civico 11 giugno- 10 settembre 1983. De Luca Editore 1983. L’oreficeria pp. 359-360; 364-367.
- Il Quattrocento a Roma, la Rinascita delle Arti da Donatello a Perugino. (catalogo mostra 2008, Skira)
- M. Andaloro, “Tesori d’arte sacra”, 1975 ,num.64, p. 30)
- Q. Galli, “Studi e documenti per la storia di Canepina”, volume I, Viterbo-Agnesotti, 1990, p. 113.
- G. Ciprini. “Canepina, frammenti di storia, testimonianze di fede”, Viterbo, 1995, p. 19

FONTI ARCHIVISTICHE

- G. Oddi, “Le Arti in Viterbo, appunti storici letti dall’avvocato Giuseppe Oddi alla società di mutuo soccorso”. Viterbo, 1882. p. 57

ceciliani1_a

La ricetta (2) – Ceciliani

Ceciliani

I “Ceciliani” è una pasta canepinese fatta in casa, eterna seconda posta sempre dopo il “Fieno”

Oltre alla versione classica ai funghi porcini,  Maria la Cuoca che compone le ricette con grande passione ha ripensato un originale accostamento di sapori:

 

Pesto alla nocciola dei Monti Cimini

Ingredienti

Farina, Acqua e Sale 

Preparazione

ceciliani

Lavorare sulla spianatoia una pasta a base di acqua e farina e ricavarne dei cilindretti lunghi due/tre centimetri. Prendere quindi un sottile ferro da calza e dopo averlo infarinato, con mossa rapida farlo rotolare sopra questo cilindretto; sfilandolo dal ferro se ne ricaverà un grosso bucatino di pasta lungo sui cinque/sei centimetri, simile ad un foglietto di carta arrotolato. Cuocere questi gnocchi in abbondante acqua salata e condirli con il pesto alla nocciola. Alla fine spolverizzare generosamente con nocciole tostate tritate. Nella  versione classica, zona dei Monti Cimini vengono conditi anche con un sugo bianco a base di funghi porcini raccolti sul posto. Raramente vengono usati altri tipi di funghi, raccolti nei boschi circostanti.

Il termine “ceciliani”, è una deformazione dialettale che sta per “siciliani”, perché questo tipo di pasta è in uso in Sicilia con il nome di “fusilli”. Lo strumento usato a Canepina per fare questi gnocchi è un ferretto che si trova nell’ombrello.

 

Cordialmente

Fratelli Arletti

Calice-vett OK_5x5_nero

La Simbologia – Il Calice e la Stella

In questa pagina vogliamo dare una spiegazione dei simboli utilizzati dai Templari, che spesso nascondono coincidenze alquanto strane.

Iniziamo il nostro viaggio con il sigillo dell’ordine:

sigillo-templare

 

Questo è il sigillo ufficiale dei Templari, e rappresenta de cavalieri su un solo cavallo: i Templari infatti, prima di trovare il tesoro di Salomone, a causa della loro povertà erano chiamati “Poveri Cavalieri di Cristo”. Si crede perfino che non avessero il denaro per comprarsi un cavallo ciascuno, e dovessero stare seduti due per cavallo! Da qui è nato questa immagine.

Attorno l’icona vi è scritto: Sigillum Militum Cristi, cioè Sigillo dei Cavalieri di Cristo.

 

 

 

Ora, passiamo ad un’altra immagine molto frequente nella dottrina templare: il pentacolo.

t-shirt-pentacolo_design

Il pentacolo, o stella a cinque punte, è oggi considerata simbolo del Maligno e dei riti satanici, ma a quell’epoca il significato non era affatto quello.

Ma perchè il pentacolo ora viene associato al Demonio?Il pentacolo infatti, rappresentava fin dall’antichità la dea, il femmineo sacro (il che essendo usato dai Templari ci può riportare al Graal sotto le vesti di Maria Maddalena), e infatti veniva utilizzato dalle popolazioni per venerare dee come Venere o Ishtar.

Il motivo è semplice: nel 1300, quando i Templari furini accusati di eresia, i loro simboli acquisirono un significato legato a Satana, come se tutto quello che appartenesse ai Templari fosse venuto dal Diavolo. Di questo ce ne accorgeremo anche più avanti, con altri simboli. I Templari inoltre, spesso raffiguravano il pentacolo sulla fronte del loro idolo, Baphomet, che dal 1300, acquisì anche lui il significato demoniaco.

 

Un altro simbolo molto frequente è l’insieme del calice e della lama.

La Lama e il Calice,  fin dall’antichità sono i simboli del maschio e della femmina.

V1

 La Lama…

V

 il Calice

 

Ora si può osservare una strana coincidenza: il simbolo della femmina si chiama Calice.

Non vi ricorda niente di strano? Ebbene sì, abbiamo davanti agli occhi un’altro riferimento tra il Graal e la donna!

Questi due simboli furono raffigurati dai Templari e dalla massoneria nei modi più disparati: qui possiamo vedere ad esempio un compasso con una squadra (combinazione molto frequente), e perfino due coltelli con due forchette:

i_4f236492fe

 

Simbol7

 

 

 

 

 

 

È da notare una singolarità: se nel primo accoppiamento di Lama e Calice (dove l’ampiezza della Lama è minore di quella del Calice), se colleghiamo i due vertici del Calice e tracciamo due segmenti da un’estremo della Lama all’estremo opposto del Calice otteniamo un pentacolo!!!

Oltre il Calice e la Lama, sono presenti altre immagini nelle quali si mette in evidenza il maschio e la femmina: basti guardare Baphomet, con la barba e il seno da donna, o l’insegna templare, dove ci sono il bianco e il nero, colori rispettivamente indicanti la femmina e il maschio:

Simbol8

 

 

 

 

 

Ora cambiamo simbolo e passiamo ad un altro che, come il pentacolo, ora è spesso attribuito (erroneamente) al Diavolo: stiamo parlando della Stella di Davide.

images

Secondo la storia ufficiale, la Stella a 6 punte sarebbe l’incrocio di due triangoli: uno rivolto verso l’alto (a Dio), e l’altro verso il basso(la terra), ma la Stella di Davide ha una particolarità: sembra essere formata da un Calice e una Lama.

Questo simbolo lo troviamo molto spesso nei simboli di famiglia o dei paesi: esso si trova infatti nello stemma araldico dei Plantard (una delle famiglie merovingie rimaste) insieme alla scritta “Et in Arcadia Ego”, e perfino nello stemma comunale di Rannes le Chateau!!!

La Stella di David, inoltre, era utilizzata in alchimia per identificare la pietra filosofale (il che ci porta a pensare il Graal diversamente da ciò che ci hanno suggerito gli altri simboli).

Forse i Templari, con i loro strani simboli, ci hanno voluto dire qualcosa, tramandare una conoscenza, o una verità. Chissà se questo loro messaggio prima o poi verrà svelato, o se rimarrà per sempre rinchiuso, in quei piccoli segni… o idolo, Baphomet, che dal 1300, acquisì anche lui il significato demoniaco.

 

Articolo tratto da:

http://templarmistery.altervista.org/simboli_body.htm

 

autunno_mp_br

Sapori d’autunno

LA CASTAGNA: UN FRUTTO DI STAGIONE

Il periodo migliore per consumare le castagne va da inizio ottobre ad inizio di dicembre ed il mese di novembre rappresenta il momento di massimo splendore in quanto si trovano sia le castagne che i marroni ancora freschi al punto giusto.

Il castagno (castanea sativa) è una pianta antichissima, presente allo stato selvaggio nella zona mediterranea fin dalla preistoria e le castagne hanno rappresentato, per centinaia di anni, la principale fonte alimentare delle popolazioni dei Monti Cimini durante l’autunno e l’inverno.

Frutto estremamente versatile, la castagna si adatta sia a piatti salati che dolci, può essere utilizzata bollita o arrosto ma anche per ricavare alimenti disponibili tutto l’anno come la farina, la marmellata o la frutta secca. La castagna è un alimento ricco di principi nutritivi in particolare carboidrati complessi (amidi) come i cereali. La cottura trasforma parte dell’amido in zuccheri semplici, che ne conferiscono la tipica dolcezza.

Buona fonte di fibra e vitamine del gruppo B, soprattutto B1 e B6 ma anche di Sali minerali, soprattutto potassio, ma anche fosforo, magnesio, calcio, ferro e sodio.

PIATTI A BASE DI CASTAGNE 

Pronti? Partenza…

 

La proposta delle pietanze ispirata alla stagionalità dei prodotti riparte con l’Autunno e con le Castagne.

“Presi in castagna”,  il menù proposto dal nostro AgriRistoro “Il Calice & la Stella” durante la Manifestazione “Le giornate della Castagna” che si svolge ogni anno a Canepina (VT), ha riscontrato sempre un enorme successo tra i palati dei nostri Clienti.

Molti piatti a base di castagne già inseriti nel menù per una intera stagione!!!

Dalla recottina con milele di castagne da assaggiare come antipasto, si transita alla degustazione di due primi piatti come gnocchi alla farina di castagne e ravioli ricotta e castagne, ci si ferma momentaneamente ad assaporare due secondi piatti di carne come la già nota Arista funghi e castagne ed i nuovissimi Bocconcini di vitella con castagne, rosmarino uvetta e mela. 

All’Arrivo… gelato, nuvolette e birra alle castagne per tutti.

Vi aspettiamo numerosi!!!

Cordialmente

Fratelli Arletti

fieno

La ricetta (1) – Fieno

Maccaroni canepinesi “Fieno al ragu”

 Il piatto proposto è tipico della tradizione culinaria canepinese sin dal medioevo.

 

Oltre alla versione classica al ragu, Maria la Cuoca che compone le ricette con grande passione ha ripensato il “fieno” con originali accostamenti di sapori:

Cacio e pepe
Aglio, olio e peperoncino
Profumo di bosco
Pesto alla nocciola dei Monti Cimini
Zucchine, pachino e fiocchi di formaggio

Ingredienti

Farina, Uova, Sale, Sugo di Carne o di rigaglie di pollo

Preparazione

La preparazione di questo piatto è molto semplice; con uova e farina (un uovo ogni 100 gr. di farina) si prepara una sfoglia molto sottile, che, dopo averla rotolata su se stessa, viene tagliata molto stretta (tipo capellini) e lasciata ad asciugare per una giornata. Il sugo utilizzato più frequentemente è quello a base di carne tritata o meglio ancora di rigaglie di pollo. Qualche volta si usava anche un sugo fatto con i funghi porcini, raccolti nei vicini Monti Cimini, dal sapore inconfondibile. Alla fine va aggiunto il formaggio; solo pecorino secondo la tradizione, ma oggi, per andare incontro ai gusti dei giovani, spesse volte viene usato il parmigiano oppure un misto dei due formaggi. L’originalità di questo piatto consiste, però, nel fatto, che il fieno, quando è cotto viene estratto dalla pentola e deposto sopra un panno di cucina pulito preferibilmente in canapa, per eliminare l’acqua e la sostanza amilacea che li riveste, in modo che possano impregnarsi di sugo che li rende più saporiti e più sciolti, in modo che non si incollino gli uni con gli altri.

 Cordialmente

Fratelli Arletti

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se ne accetti l\\\'uso continua a navigare sul sito. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Consulta la cookie policy | Ok ho capito